Pompa di calore: dimensionare la linea senza sorprese
Sulla targa c'è scritto 8 kW, ma quelli sono kW termici. La corrente elettrica è un'altra cosa, e capirlo prima di tirare il cavo evita di rifarlo dopo.
La pompa di calore è entrata in massa negli impianti domestici e ha portato con sé un problema nuovo: è un carico elettrico importante, continuo e stagionale, spesso installato su impianti nati per 3 kW di fornitura.
Il primo malinteso: kW termici e kW elettrici
Sulla scheda tecnica compaiono due potenze molto diverse:
Sembra un carico modesto. Il problema è che il COP non è costante: dichiarato a 7 °C esterni e 35 °C di mandata, crolla quando la temperatura esterna scende. A −7 °C con mandata a 45 °C lo stesso apparecchio può avere un COP di 2,0, quindi assorbire 4 kW elettrici invece di 2. E se interviene la resistenza integrativa, si aggiungono altri kilowatt.
La regola. Si dimensiona sulla corrente massima assorbita dichiarata dal costruttore (a volte indicata come MCA, Minimum Circuit Ampacity, o come corrente massima di funzionamento), non sull'assorbimento nominale. Il valore si trova sempre sulla targa o nella tabella dei dati elettrici del manuale, ed è quello che va usato.
I dati elettrici che devi cercare sul manuale
| Dato | Sigla tipica | A cosa serve |
|---|---|---|
| Corrente massima assorbita | I max / MCA | Dimensionamento del cavo e dell'interruttore |
| Corrente di spunto | LRA / I start | Scelta della curva |
| Massima protezione ammessa | MOP / MFA | Taglia massima del magnetotermico consentita dal costruttore |
| Tipo di differenziale richiesto | — | Tipo A, F o B |
| Potenza della resistenza integrativa | — | Va sommata se può funzionare contemporaneamente |
| Alimentazione | 230 V 1~ / 400 V 3~ | Monofase o trifase |
Attenzione al MOP. Molti costruttori indicano la massima protezione ammessa, non quella richiesta. Installare un magnetotermico più grande del MOP fa decadere la garanzia e, soprattutto, lascia l'apparecchio non protetto secondo le ipotesi del costruttore.
Esempio completo: pompa di calore monofase
Dati: aria-acqua monofase 230 V, potenza termica 11 kW, corrente massima assorbita 22 A, resistenza integrativa 3 kW (13 A) che può funzionare in contemporanea, distanza dal quadro 18 m, posa in tubo a parete con altri due circuiti.
- Corrente di progetto: 22 + 13 = 35 A nel caso peggiore. Alcuni costruttori dichiarano che la resistenza è alternata al compressore: in quel caso si usa il valore maggiore fra i due. Qui ipotizziamo la contemporaneità.
- Interruttore: C40, verificando che 40 A non superi il MOP dichiarato.
- Cavo: con posa B1 e tre circuiti raggruppati, K2 = 0,70. Serve una portata base ≥ 40 / 0,70 = 57,1 A. Il 10 mm² in PVC ha portata base 57 A: resta appena sotto, quindi non è ammissibile. Il 6 mm² con isolante EPR ha portata base 54 A, che corretta diventa 37,8 A: insufficiente. Si adotta un 10 mm² con isolante EPR, portata base 75 A → 52,5 A corretti, con buon margine.
- Caduta di tensione: ΔU = 2 × 0,0225 × 18 × 35 / 10 = 2,84 V → 1,23%. Ampiamente verificato.
- Differenziale: tipo A 30 mA se ammesso dal costruttore; molti richiedono il tipo B. Dedicato, non condiviso.
- Curva: C, essendo un'unità inverter.
Nota il salto: da un carico che sulla scheda commerciale sembrava «2 kW elettrici» siamo arrivati a un cavo da 10 mm² e a un interruttore da 40 A. È esattamente il motivo per cui queste linee si rifanno due volte.
Il caso trifase
Sopra i 12–14 kW termici conviene quasi sempre l'alimentazione trifase, che porta i seguenti vantaggi:
- corrente per fase divisa per circa 1,7 a parità di potenza;
- sezione del cavo molto più contenuta;
- carico equilibrato, con meno impatto sul limitatore del contatore;
- spunto ripartito su tre fasi.
Richiede però una fornitura trifase, che in molte abitazioni comporta una modifica contrattuale e talvolta un intervento sul montante.
La potenza contrattuale
Una pompa di calore che assorbe 4–6 kW nelle giornate fredde non convive con un contatore da 3 kW. Le opzioni:
- Aumentare la potenza impegnata (tipicamente a 6 kW): la soluzione più semplice.
- Installare un sistema di gestione dei carichi che distacchi temporaneamente utenze non prioritarie (scaldasalviette, forno) quando la pompa di calore lavora al massimo.
- Abbinare fotovoltaico e accumulo, con logiche che privilegino l'autoconsumo: riduce la bolletta ma non elimina il picco invernale notturno.
Nota progettuale. Superati i 6 kW di potenza impegnata, il progetto dell'impianto elettrico deve essere redatto da un professionista abilitato ai sensi del DM 37/08. È un passaggio che spesso si scopre a lavori iniziati.
Cinque accortezze pratiche
- Linea dedicata e differenziale dedicato: l'unità esterna sta all'aperto, ed è la prima candidata a dispersioni da umidità.
- Sezionatore in prossimità dell'unità esterna: non è sempre obbligatorio, ma rende la manutenzione sicura e i tecnici del riscaldamento lo apprezzano.
- Cavo adatto all'esterno nel tratto in vista: FG16OR16 o equivalente, protetto dai raggi UV e dalla grandine.
- Verificare il grado IP di scatole e connessioni all'esterno: IP55 come minimo.
- Non dimenticare i circuiti ausiliari: sonde, termostati, valvole a tre vie e centraline hanno bisogno di una loro alimentazione, spesso presa dal quadro come partenza ausiliaria dedicata.
Domande frequenti
Gli 8 kW della pompa di calore sono elettrici?
Quasi mai. La potenza dichiarata come principale è di solito quella termica resa. La potenza elettrica assorbita si ottiene dividendo per il COP: 8 kW termici con COP 4 corrispondono a 2 kW elettrici in condizioni nominali, ma il COP crolla quando fa molto freddo e l'assorbimento può raddoppiare.
Serve un differenziale particolare?
Sì: le pompe di calore hanno un inverter, quindi almeno un tipo A, e molti costruttori richiedono il tipo B o dichiarano l'idoneità del tipo A. La regola è leggere il manuale: la prescrizione del costruttore prevale.
Che curva usare per il magnetotermico?
Nelle pompe di calore inverter, che sono la quasi totalità di quelle moderne, lo spunto è limitato dall'elettronica e la curva C è generalmente adeguata. Nelle unità con compressore ad avviamento diretto serve la curva D.
La resistenza integrativa conta nel dimensionamento?
Sì, ed è l'errore più costoso. La resistenza elettrica di back-up o di sbrinamento può assorbire da 2 a 9 kW da sola, e in condizioni di freddo intenso lavora insieme al compressore. Il dimensionamento va fatto sull'assorbimento massimo dichiarato, non su quello nominale.
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