Quadrista.

Illuminazione di emergenza: obblighi, lux e autonomia

Le lampade verdi con la freccia le mettono tutti. Farle funzionare davvero per un'ora, con il livello di luce giusto sul percorso giusto, è un'altra storia.

L'illuminazione di emergenza è un impianto di sicurezza: deve funzionare esattamente quando tutto il resto non funziona. Le regole vengono da due fronti che si integrano: la UNI EN 1838 per i requisiti illuminotecnici e la CEI 64-8 sezione 56 (servizi di sicurezza) per l'alimentazione e i circuiti, oltre alle regole tecniche antincendio specifiche dell'attività.

Le tre funzioni

TipoScopoRequisito
Illuminazione delle vie di esodoPermettere di raggiungere l'uscita in sicurezza≥ 1 lux sull'asse del percorso
Illuminazione antipanicoEvitare il panico in ambienti ampi e consentire di raggiungere le vie di esodo≥ 0,5 lux sul piano di calpestio (esclusa fascia perimetrale di 0,5 m)
Illuminazione di aree ad alto rischioConsentire di completare in sicurezza operazioni pericolose≥ 10% dell'illuminamento normale e comunque ≥ 15 lux

Dove vanno posizionati gli apparecchi

La UNI EN 1838 indica i punti in cui è sempre necessario un apparecchio, indipendentemente dai calcoli:

Regola pratica. Un apparecchio ogni 10–15 metri lungo un corridoio, più uno per ogni punto notevole dell'elenco sopra. Poi si verifica con il calcolo illuminotecnico o con le tabelle di interdistanza fornite dal costruttore, che indicano la distanza massima fra apparecchi in funzione dell'altezza di installazione.

Tempi e autonomia

ParametroValore richiesto
Tempo di intervento (50% del livello)Entro 5 s
Tempo per il 100% del livelloEntro 60 s
Tempo di intervento in aree ad alto rischioImmediato (entro 0,5 s)
Autonomia minima generale1 ora
Autonomia in molte attività soggette a regola tecnica2 o 3 ore
Tempo di ricarica delle batterieEntro 12 ore fino alla piena autonomia

Apparecchi autonomi o alimentazione centralizzata

Apparecchi autonomiSistema centralizzato
BatteriaDentro ogni apparecchioUn gruppo batterie centrale
Costo inizialeBassoAlto
ManutenzioneSostituzione batterie apparecchio per apparecchioConcentrata su un unico gruppo
CablaggioSemplice, dalla linea luce localeCircuiti dedicati con cavi resistenti al fuoco
ImpiegoEdifici piccoli e medi, uffici, negoziGrandi edifici, ospedali, centri commerciali

Negli impianti centralizzati i circuiti che alimentano gli apparecchi devono avere resistenza al fuoco (cavi tipo FTG18OM16 o equivalenti con prestazione di continuità di funzionamento), perché il circuito deve continuare a funzionare mentre l'incendio è in corso.

Apparecchi SA, SE e autotest

SiglaComportamentoUso tipico
SASolo Autonomia: si accende solo in mancanza di reteCorridoi, scale, locali di lavoro
SESempre in funzione: acceso anche con la rete presenteCartelli di segnalazione delle uscite in luoghi aperti al pubblico
Autotest / DALI-ETEsegue automaticamente le prove funzionali e di autonomia, con segnalazione locale o remotaImpianti medio-grandi, dove la prova manuale è onerosa

La segnaletica

I cartelli di indicazione delle uscite devono essere conformi alla UNI EN ISO 7010 e alla direttiva sulla segnaletica di sicurezza. La distanza massima di riconoscimento dipende dall'altezza del pittogramma:

d = z × h d = distanza massima di visibilità h = altezza del pittogramma z = 100 per cartelli illuminati esternamente z = 200 per cartelli illuminati internamente (retroilluminati) Esempio: pittogramma alto 15 cm, retroilluminato → d = 30 m

Le verifiche periodiche

Un impianto di emergenza che non viene provato è un impianto che, statisticamente, non funziona. Le batterie al NiCd e al litio si degradano, e un apparecchio che si accende per due minuti invece che per un'ora è indistinguibile da uno funzionante finché non lo si prova.

Errori ricorrenti

  1. Apparecchi alimentati a valle dell'interruttore luce. Se il locale viene spento manualmente, l'apparecchio va in emergenza e consuma la batteria inutilmente. L'alimentazione va presa a monte dei comandi.
  2. Un apparecchio all'inizio del corridoio e uno alla fine, nessuno in mezzo. Il rapporto 40:1 fra illuminamento massimo e minimo non è rispettato e il centro del corridoio resta al buio.
  3. Nessun apparecchio all'esterno dell'uscita finale. La norma lo richiede: chi esce deve trovare luce anche fuori.
  4. Cartelli montati troppo in alto, oltre la distanza di riconoscimento, o nascosti da tubazioni e insegne.
  5. Nessuna prova per anni. È l'errore più comune e quello che vanifica tutto il resto.

Domande frequenti

Quanti lux servono sulle vie di esodo?

La UNI EN 1838 richiede almeno 1 lux sull'asse centrale del percorso di esodo, con un rapporto fra illuminamento massimo e minimo non superiore a 40:1. Nelle aree antipanico servono almeno 0,5 lux sul piano di calpestio, esclusa una fascia perimetrale di 0,5 m. Nelle aree con lavoro ad alto rischio si sale al 10% dell'illuminamento normale e comunque almeno 15 lux.

Quanto deve durare l'illuminazione di emergenza?

L'autonomia minima generale è di 1 ora, elevata a 2 o 3 ore in molte attività soggette a normativa antincendio specifica. Il valore va sempre verificato sulla regola tecnica applicabile all'attività.

Che differenza c'è fra apparecchi SA e SE?

SA (solo emergenza) si accendono solo quando manca la rete. SE (sempre accesi) funzionano sia in presenza di rete sia in emergenza. I cartelli di indicazione delle uscite in attività aperte al pubblico sono generalmente SE, perché devono essere visibili anche a impianto in funzione.

Ogni quanto vanno provate?

Le prove funzionali vanno eseguite periodicamente e registrate: la prassi consolidata prevede una prova breve mensile e una prova di autonomia completa annuale. I sistemi con autotest integrato eseguono le prove automaticamente e segnalano i guasti.

Smetti di farlo a mano

La progettazione dei circuiti di sicurezza — e tutte le altre verifiche CEI 64-8 — in automatico, con schema unifilare, computo metrico ed export PDF.

Prova Quadrista, è gratis →

Continua a leggere