Quadrista.

Magnetotermico, differenziale, salvavita: le differenze

Sono tre parole usate come sinonimi e non lo sono. Uno protegge i cavi, l'altro protegge le persone, e il terzo è un nome inventato dal marketing negli anni Sessanta.

Confondere questi tre termini non è solo una questione di lessico: porta a scegliere l'apparecchio sbagliato, a mettere protezioni che non proteggono nulla e a scrivere capitolati che non stanno in piedi. Mettiamo i puntini.

Il magnetotermico (MT)

Protegge il cavo, non le persone. Ha due sganciatori:

Dati di targa da leggere: corrente nominale In, curva, potere di interruzione Icn o Icu, numero di poli, moduli DIN occupati.

Il differenziale puro (RCCB)

Protegge le persone e limita il rischio d'incendio. Confronta la corrente entrante con quella uscente attraverso un trasformatore toroidale: se la somma vettoriale non è zero, significa che una parte della corrente sta tornando per un'altra strada — il terreno, una tubazione, un corpo umano — e apre il circuito.

Non ha protezione termica né magnetica. Se ci passa un cortocircuito, il differenziale puro si danneggia. Per questo va sempre associato a un magnetotermico di taglia compatibile (il costruttore indica la protezione di back-up massima ammessa).

IΔnFunzione
10 mAProtezione rinforzata: ambienti a rischio elevato, apparecchi in classe I usati da personale non addestrato
30 mAProtezione addizionale contro i contatti diretti — il valore obbligatorio per prese fino a 32 A e circuiti in ambienti domestici
100 – 300 mAProtezione contro i contatti indiretti e contro l'incendio; non protegge dal contatto diretto
500 mA – 1 AProtezione generale in ambito industriale, coordinata con l'impianto di terra

Il magnetotermico differenziale (MTD o RCBO)

Un unico apparecchio che contiene tutte e tre le protezioni: termica, magnetica e differenziale. È la soluzione più usata sulle partenze singole importanti (lavatrice, forno, wallbox, pompa di calore), perché isola il guasto sulla sola linea interessata.

Occupa in genere 2 moduli DIN nelle versioni bipolari compatte, 1 modulo nelle versioni più recenti, 4 moduli nelle versioni tetrapolari.

Il blocco differenziale

Un accessorio che si aggancia lateralmente a un magnetotermico già installato, trasformandolo in un MTD. Utile per aggiornare quadri esistenti senza rifare il cablaggio, ma va rispettata la compatibilità di serie e la corrente nominale massima dichiarata.

Riassunto: chi protegge cosa

RischioMagnetotermicoDifferenzialeMTD
Sovraccarico del cavoNo
CortocircuitoNo
Contatto indiretto (massa in tensione)Solo nei sistemi TN, se coordinato
Contatto diretto (dito nella presa)NoSì, con IΔn ≤ 30 mASì, con IΔn ≤ 30 mA
Incendio da dispersioneNoSì, tipicamente 300 mA
Guasto d'arco serieNoNoNo (serve un AFDD)

Perché il magnetotermico non salva la vita

Un conto è la corrente che fa scattare l'interruttore, un altro quella che fa male alle persone. Secondo la curva tempo-corrente della IEC 60479, una corrente di 30 mA per qualche centinaio di millisecondi è già nella zona in cui può innescarsi la fibrillazione ventricolare. Un magnetotermico da 16 A interviene istantaneamente sopra gli 80–160 A: circa tremila volte la corrente pericolosa. Da qui la distinzione: uno protegge il rame, l'altro protegge chi lo tocca.

Le sigle sul frontale, tradotte

C16 → curva C, corrente nominale 16 A 1P+N → un polo protetto + neutro (sezionato ma non protetto) 2P → due poli entrambi protetti 6000 → potere d'interruzione 6000 A (EN 60898) 3 → classe di limitazione dell'energia (1, 2 o 3; 3 è la migliore) IΔn 0,03 A → corrente differenziale nominale 30 mA tipo A → rileva correnti alternate e pulsanti unidirezionali S → selettivo (ritardato)

Un errore che si vede spesso

Differenziale puro da 40 A / 30 mA a monte, e a valle sei magnetotermici da 16 A. Sembra corretto, e in effetti la protezione differenziale c'è. Il problema è che la somma delle correnti dei carichi può superare i 40 A del differenziale, che non ha protezione termica e non se ne accorge: si scalda, i contatti si degradano, e prima o poi non interviene più. La corrente nominale del differenziale va sempre scelta in coerenza con il carico effettivo a valle e coordinata con un magnetotermico che la limiti.

Manutenzione: il tasto TEST

Il pulsante T sul frontale simula una dispersione interna e verifica il meccanismo. Va premuto almeno ogni sei mesi. Se il differenziale non scatta, va sostituito subito: la parte meccanica può bloccarsi, soprattutto nei dispositivi che non intervengono da anni. È l'unica manutenzione che un impianto elettrico domestico richiede davvero, e quasi nessuno la fa.

Domande frequenti

Il magnetotermico protegge le persone?

No, o meglio: non dalla folgorazione. Interviene a decine di ampere, mentre una corrente di 30 mA attraverso il corpo umano può già essere letale. Il magnetotermico protegge i cavi e l'impianto da sovraccarichi e cortocircuiti.

Il differenziale protegge i cavi?

Un differenziale puro no: non ha né la protezione termica né quella magnetica, e va sempre installato a valle o in serie a un magnetotermico che protegga il cavo. Il magnetotermico differenziale (MTD) invece fa entrambe le cose.

Che cos'è il salvavita?

È un nome commerciale nato negli anni Sessanta per l'interruttore differenziale, poi diventato di uso comune. Nella documentazione tecnica non si usa: si scrive interruttore differenziale, con la sua corrente differenziale nominale I∆n.

Meglio un MTD o magnetotermico più differenziale separati?

Dipende. L'MTD occupa meno moduli ed è comodo sulle partenze singole. Il differenziale puro a monte di più magnetotermici costa meno e occupa meno spazio quando protegge molti circuiti, ma tutti i circuiti cadono insieme in caso di guasto.

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